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Lasciate qui le vostre impressioni,suggerimenti e critiche sui miei lavori grafici.
  • September 18 6:41 PM
    ciao ricky!frazie per essere passato sul mio space...bello il commento!baci tvttb
  • August 24 8:44 PM
    ehi bello........STUPENDO il tuo spaces...dio.....nn è molto colorato,xò qll ke scrivi è sensazionale...potresti fare lo scrittore^^ ti voglio bene ricky sei unico,fantastico.....ci sentiamo su msn....un bacione tvttttbAnimoticon
  • June 08 1:06 PM
     
     
  • January 22 8:31 PM
    Riccarduccio ti dico solo che sei un grande!!
I miei siti preferiti

°º¤ø,¸¸,ø¤º°`°º¤ø,¸Landa Lunare°º¤ø,¸¸,ø¤º°`°º¤ø,¸

Angel Gabriel
September 14

Capitolo 5 - "Ehy vecchio, sono qui"

"Ehy alzati, alzati!" Mi diceva Nephi.
Mi ritrovai disteso sul cemento con tutti che mi guardavano...
"Ho sentito dei colpi... Sono caduto...Aaaah, la testa, che male" Balbettai...
"Noi ti abbiamo visto scivolare per terra..."
"Io invece ho sentito dei colpi alla nucca!" Replicai con vigore
 
Tutti mi guardavano strano. Mi rialzai.
 
"Bè dicevamo?" continuò Nephi
"Si bè, dobbiamo fare qualcosa, non possiamo perdere dei membri così!" affermò decisa Sara "è il terzo in un mese!"
 
Mi sembrava di essermi perso qualcosa per strada... Riflettei un attimo mentre loro dibattevano... Ma che cosa mi capitava? La caduta, il buio... Poi il risveglio, l'indifferenza...
 
"Scusate, io vado a casa, sono in stato confusionale" bisbigliai.
Non mi aveva sentito nessuno. Corsi a casa. Mi buttai sul divano.
 
Oddio, sembrava mi crollasse addosso il mondo! Avevo la sensazione che quello era il mio ultimo giorno lì, che non ci sarebbe stato un domani. Forse era davvero così.
 
 
 
tum...tum...tum.. Passi sulle scale e ho perso la concentrazione. Esco di nuovo dal mio mondo, e sono qui sul letto con la lametta in mano e qualche taglio sulle braccia... E cazzo non si può più stare in pace...
"Aspetta" penso "Qualcuno sta salendo e la porta non è chiusa!"
 
Mai dimenticarsi la porta aperta...
Faccio un scatto e la sbatto, giro due volte la chiave nella toppa e sospiro.
"Speriamo non mi abbiano beccato"
Per fortuna non ero andato troppo pesante questa volta. Avevo solo riaperto una vecchia ciccatrice che ora mi imbrattava la maglia... Ma nulla che non si possa nascondere all'occhio dei genitori.
 
"Ehy, apri"
Mio padre.
"Ehm... non posso mi sto cambiando"
"Ho detto apri"
Pugno contro la porta. Cosa vuoi fare vecchio, la porta è chiusa
"Ora non posso, cosa vuoi dirmi?"
"Voglio che apri questa cazzo di porta"
Calcio. Ma vuole sfondarla?
"Oh, stai calmo!"
 
Non lo sento più. I passi si allontanano. Sento che apre la porta successiva... La stanza di Azzurra...
"Bè che fai ancora alzata?"
Schiaffo sonoro. Gridolino soffocato.
Eh no, questo è troppo. Apro la porta. La spalanco. Corro nella stanza affianco
"Ehy vecchio, sono qui, prenditela con me, come facevi una volta. O non hai più le palle?"
Parole dure da dire a un padre, e da far sentire a una sorella... L'unico modo per salvarla...
"Ah, allora sei uscito, ma che cosa vuoi eh? Chi ti ha chiamato?"
Viene avanti barcollando. Vecchio. E ubriaco.
Fa partire uno dei suoi destri. Sbilenco. Lento. Fuori mira. Probabilmente Zary l'ha presa alle spalle, è troppo in gamba per farsi fregare da uno così.
Non serve nemmeno schivarlo, buca l'aria.
Dolore alla pancia. Cazzo, dimenticavo che aveva un sinistro. Troppa sicurezza non fa bene.
Mi accovaccio a terra.
"Bè, tutto qui?" urla ridendo.
Essere troppo sicuri di se stessi non fa bene.
Gancio diretto sul volto e crolla a terra. Zary piange.
"Sorellina, va tutto bene, non piangere" le do un bacio sulla guancia, sta tremando sul letto.
"Io dormivo.. Io dormivo... Non ero sveglia... La luce era accesa... Io dormivo.." Balbetti... Quanto sei dolce...
"Azzurra ascoltami... Va tutto bene... Ora porto via papà e poi torno qui va bene?2
"Cosa hai fatto alla maglietta? è stato lui?"
Cazzo la macchia di sangue... Che le rispondo adesso?
"Zary... ne parliamo dopo, ora lascia che porto via papà..."
Prendo il vecchio per il colletto. Sei pesante.
Lo trascino fino in bagno. Puzza di alcool come la Vodka.
Lo sdraio nella vasca da bagno. Io e te facciamo i conti domani mattina.
Mi toglo la maglia e la metto nel cesto della roba sporca. Vado in camera, tampono via il sangue fresco e mi metto una maglietta nera. Torno da Zary.
"Eccomi."
è ancora li sul letto che trema. Una lacrima le bagna il volto. Gliela asciugo.
"Senti... Mi dispiace per questa sera... Avrei dovuto farlo entrare da me... Almeno ce la vedavamo tra uomini... Non mi va bene tu ci vada di mezzo"
"Credi che non sappia com'è papà?" sussurra
"Come?" Non capisco
"Credi che non sappia cosa fa a mamma? Cosa ha fatto a te? Pensi che fosse la prima volta che veniva qui?"
Piange...
"Zary... D'ora in poi voglio che tu dorma da me...Nel mio letto... Non mi va di lasciarti sola..."
"Pensi davvero che si fermerà? Pensi che basterà?" Stai quasi urlando.
"Calmati ti prego..."
"Cazzo, io sono stufa! Essere picchiata così, perchè a un vecchio maniaco bastardo gli va così... no io sono stufa!"
Ora sta proprio urlando
"Zary, trattieni la rabbia per un momento e pensa a me e a te.... Non lasciamo che rovini il nostro rapporto, non lasciamogliela vincere... Un giorno ce ne andremo... Un giorno ci scorderemo di lui e dello schifo di questo posto... Ora vai in camera mia e mettiti a dormire, io porto di la il tuo materasso. Dormirò sul pavimento."
Sembra non pianga più... Si alza e va alla porta. Mi accingo a prendere il materasso.
"Posso chiederti una cosa?..."
"Certo dimmi pure."
"Questa notte...ecco...posso dormire con te nello stesso materasso?" Sembra vergognarsi.
Prendo un cappellino da BaseBall sulla sua scrivania degli Yankees che le avevo regalato tanti anni prima, glielo metto in testa e mi avvicino al suo orecchio..
"Certo Zary... Ma guarda che se continui così sembra che ti piaccio" le bacio la guancia e le sorrido
La visiera le copre gli occhi, ma so che sta guardando verso il basso. Vedo una lacrima solcare una sua guancia e fermarsi vicino al mento.
"Stupido" bisbiglia. Mi si getta tra le braccia. Quanto sei dolce Azzurra... se solo non fossi mia sorella...
"Dai ora vai in camera mia e chiuditi dentro... Quando busserò chiedimi la parola d'ordine."
"E qual'è?"
"Ramarro Verde!"
Scoppiammo a ridere. Sapevamo entrambi perchè. Che bello vederti di buon umore.
Corse in camera mia e si chiuse dentro. Io prima di seguirla dovevo fare una cosa.
Scendo al piano di sotto. Vedo mia madre sul tappeto, svenuta. La prendo in braccio. è più leggera del vecchio. La porto in camera sua e la sdraio sul letto. Ha un brutto segno rosso sulla faccia. Ci penseremo domani mattina. Salgo le scale. Vado in bagno.
Il vecchio è ancora li che dorme, nella vasca.
"Notte, vecchio". Chiudo la porta.
Busso alla porta di camera mia.
"Parola d'ordine!"
"Ramarro Verde!"
Risata. La porta si apre.
Ah, quanto sei bella quando ridi. Veramente, sei stupenda. Ti preferisco così a quando piangi.
"Dai ora a letto che è tardi, sono già le 3 di notte"
Zary è già in pigiama e sgattiola sotto le coperte. Io mi devo cambiare. Spengo la luce.
Tolgo la maglietta.
"è un problema se dormo a petto nudo?"
Arrosisce "No, no, fai pure..."
Mi tolgo i jeans e mi metto dei pantaloni del pigiama. Lei mi spia nel buio. Mi giro di scatto e lei distoglie lo sguardo. Che dolce.
Chiudo la porta a chiave. Due mandate. Meglio stare sicuri. Anche se il vecchio non si sveglerà fino a domani mattina.
"Principessa Azzurra, posso entrare nel suo regale letto?" Le dico con la voce che dovrebbe avere ogni Gran Ciambellano con i baffi lunghi quando da una notizia importante
"Permesso accordato, messere" ridacchia.
 
Nell'ombra le cingo la vita e la stringo a me. Poso la testa sul cuscino, e le annuso i capelli. La mia Zary...
Sento le sue mani che scivolano sulle mia braccia. Le toccano. Io ho quasi preso sonno. Sento un suono metallico che tocca terra. La lametta. Una voce. La sua voce. Zary.
"Fratellone, stai dormendo?" Sento la voce che trema
"Dimmi Zary"
"Mi prometti una cosa?"
"Anche due..."
Se continui così lentamente però dormo... Sii veloce principessa.
"Giuralo prima"
"Zary dai... come faccio a giurare una cosa che non so cos'è?"
Sto crollando... fai in fretta...
"Tu giuralo e basta"
"Ok ok lo giuro"
Muoviti Azzurra...
"Promettimi che non ti tagli più"
Stai piangendo. Lo sento. Non dovevo lasciarmi le braccia scoperte al tuo tatto... Ora ho troppo sonno. Dormo.
Buio.
August 26

Capitolo 4 - Zary

Scendendo le scale pensavo al dolore fisico e stavo bene. Una sensazione interna di torpore mi faceva stare improvvisamente sereno, senza preoccupazioni. Passando per l'entrata mi guardo allo specchio per vedere se si vedono le mie ultime opere sulle braccia. No, tutto perfetto. Entro in cucina leggermente assorto e mi siedo nella solita sedia che fa angolo col muro.
 
"Ah eccoti finalmente. Non mi piace che ti chiudi ore in camera. Cosa fai li dentro?"
Mia mamma si preoccupa sempre. Mi fa piacere, e anche un po' pena.
"Niente cosa vuoi che faccia? Non mi opprimere dai..."
"Opprimere? Mi preoccupo solo di te! Bè vorrà dire che non ti chiederò più niente"
Fosse vero!
Mio padre passa ridendo. Che fastidio.
"C'è gente che non capisce un cazzo" bisbiglio.
Ridacchia ancora di più. Che fastidio.
Guardo la lama del coltello che luccica al chiarore della lampada. Una bella lama seghettata, la punta è arrotondata purtroppo, però deve essere una bella fonte di piacere. Ormai ho provato tutto, lamette da barba, del temperino, coltelli da cucina e quelli piccolli "Milleusi" svizzeri. Gli ultimi li considero un po' una scatola di cioccolotini, ci sono tutti i gusti desiderabili. Davvero ottimo nelle serate più tristi. E hanno il vantaggio di non farti ingrassare.
 
"Cosa c'è da mangiare?" Mormoro
Non risponde. Fa l'offesa. "Che palle..." penso tra me e me.
 
Dopo circa 5 minuti arriva in tavola un bel pollo. Che buona la pelle. Grassa ma deliziosa.
"Vai a chiamare Zary" dice mia mamma a mio padre.
 
Azzurra stava giocando in cortile, ma arriva velocissima e si siede a tavola. La mia sorellina non si è mai dovuta far pregare dai nostri, tranne qualche volta, ma casi davvero eccezionali. Per il resto i suoi occhioni neri ti lasciavano abbastanza disarmato, difficile dirle di no quando muoveva una lamentela. Davvero bella come ragazzina.
 
"Ti sei lavata le mani?" chiese mia madre
"No, ma tanto uso le posate. I batteri mica corrono lungo la forchetta" dice sicura, e mi ammicca.
Risposta che mi aveva sentito dire qualche anno fa, e che ripeteva regolarmente ai miei.
 
Mangiamo entrambi frettolosamente. Neanche 8 minuti e io sono già in camera mia. Accendo il computer. Qualche sguardo veloce ai siti Internet preferiti, poi accendo la musica e mi butto sul letto. C'è tantissimo buio. La mia mente è ancora libera...
 
Riapro gli occhi e vedo mia sorella china su di me. Gli occhi brillano nel buio, la porta è socchiusa. Sobbalzo e mi sposto.
"Zary, ma che ti salta in mente... Ho preso un colpo"
"Scusa fratellone... Ma dovevo parlarti... Però ho visto che stavi dormendo, volevo solo accertarmente... Dai ti lascio dormire".
Quando lo dice con quella voce, sa già che alla fine l'avrà vinta lei. Anche perchè non ha fatto neanche un passo verso la porta.
"No bè... Stavo dormendo, ma non preoccuparti... Sdraiati e dimmi tutto"
Si sfil le scarpe e si mette sul mio letto. Le faccio un po' di spazio, poi con le mani dietro la testa guardiamo il soffitto. Mi ricordo che da piccoli quel soffitto buio immaginavamo fosse un cielo stellato. Avevo attaccato qualche formina fosforescente al soffitto, e lei veniva regolarmente a trovarmi per guardarle, affascinata.
"Mamma ha detto che domani lei e papà vanno dagli amici... Io dovrò restare con te... Posso invitare qualche amica? Non ti dispiace vero?"
"No non ci sono problemi lo sai... Chi verrebbe?"
"La Francy e la Mary"
"Ok, basta che facciate le brave. Ah, non mi hai più detto come va con Andrea."
"Va, non va... Non lo so..."
Silenzio, di quelli che però non ti pesano, perchè sai che a volte dice più di tante parole.
"Azzurra?"
"Sì?"
"Non è di questo che volevi parlarmi vero?"
"Bè... Effettivamente no..."
"Dai dimmi, seriamente questa volta, sai che mi piacciono le persone dirette" le bacio la guancia per incoraggiarla.
"Mmmmm...Bè.... Per lunedì dovrei portare dei compiti ma... Se domani vengono qua le mie amiche... Senti, non è che me li potresti fare tu? Sono solo degli esercizi di matematica. Dai tu sei un genio,ci metti un attimo, e poi le so già fare. Solo per questa volta, ti preeeeeego"
Come faccio a dire di no a lei... Sono quei piaceri che a noi non costano nulla in fondo, ma che ai ragazzini sembrano montagne da scalare.
"Solo per questa volta Azzurra. Ma mi prometti che poi mi mostri che le sai fare."
"Siiiii! Grazie sei fantastico" Schiocca le sue labbra sulla mia guancia e mi abbraccia forte. I tagli bruciano, ma lei non ne sa niente. Non voglio lei sappia, non è giusto, ci starebbe troppo male.
"E tu un piacere a me lo fai?"
"Certo Fratellone, dimmi pure!"
"Apri quell'armadio e mi porti il sacchetto che c'è dentro?"
"Ok"
Scende dal letto, e brancolando un po' nel buio arriva all'armadio
"Qua non si vede niente, dov'è? Ah no aspetta aspetta... Trovato..."
Me lo porta
"Non serve che me lo dai" le dico sorridendo "è per te. L'ho vista in città, pensavo ti sarebbe piaciuta."
Mi guarda sorpresa, e apre il sacchetto.
"Posso uscire un attimo a guardare cos'è?"
"Certo"
Che tesoro... Lo sa che mi da fastidio la luce accesa all'improvviso.
Esce e rientra dopo poco. Si butta su di me avvinghiandomi il collo in un abbraccio profondo.
"Grazie, grazie, grazie" mi sussurra
"Oh, dai non è niente..."
Era solo una maglietta, neanche tanto bella, e nemmeno di marca. C'era scritto "East Coast", nera con delle righe viola irregolarmi e dei disegni sopra che non avevo ben capito. Lo sapevo che le piacevano i regali a sorpresa e sapevo che le piaceva l'abbigliamento "Street"
"Ora vado a letto, sono un po' stanca... A domani mattina fratellone"
"A domani" un bacio. Se ne va.
 
Resto tra me e me. Quanto adoro quella ragazzina. Fatastica. Se non fosse mia sorella...
"Ti voglio bene" sussurro tra me e me abbracciando il cuscino.
Che bello essere sereni...
 
Sento delle urla dal piano di sotto. Mio padre. Mia madre. Solite liti...
Sono esattamente sotto camera mia... Quindi in salotto...
 
Sento degli insulti. Mio padre. Mia madre. Adesso basta però...
Comincio a stringere le coperte nei miei pugni. Comincio a risentire il bruciore.
 
Sento uno schiaffo. Mia madre. Silenzio. Mio padre.
Sento qualcuno che cade a terra. Mia madre. Sento degli insulti. Mio padre.
Altri insulti. Mio padre.
Altre urla. Mio padre.
 
è quando non la sento più che mi preoccupo per mia mamma. In questi casi, c'è davvero da preoccuparsi.
Spero mia sorella stia già dormendo, non voglio senta queste cose. Da piccoli quando cominciavo a sentire che le cose andavano per quel verso la portavo in camera mia, accendevo lo stereo a livelli impressionanti e cominciavamo a urlare a squarciagola la canzone. Io piangevo e lei rideva di gioia perchè si divertiva a saltare sul letto a tempo di musica, poi si fermava e mi chiedeva "Cosa c'è? Perchè piangi?" e io "Piango dalla felicità, continua a saltare dai!" con la voce rotta dal pianto. Una delle bugie più sincere che le avessi mai detto.
 
Non si sente più nulla da sotto.
 
Mi alzo, chiudo la porta a chiave.
Mi avvicino al cassetto. La lama è ancora macchiata di sangue.
La guardo sorridendo.
"Rieccomi, amica mia"
August 15

Capitolo 3 - Risveglio Tagliente

10.42 era l'ora che l'orologio digitale lampeggiava al mio risveglio. Avevo dormito si e no 3-4 ore, e devo dire che non stavo molto bene. L'episodio della sera prima mi tartassava ancora la testa. Com'era possibile che fosse successo ancora? Meglio non pensarci di prima mattina.
Fatta colazione, mi vestii e uscii di casa. Non avevo nulla da fare in particolare, e l'incontro con gli altri era previsto, come al solito, nel pomeriggio, ma non avevo la minima voglia di stare in casa. Avevo bisogno di pensare a un paio di cose.
 
Le stelle. Ne muore una, e muoriamo anche noi Angeli. Gli Angeli. Così lotani nel pensiero degli uomini, ma così vicini a loro. Noi, tra la gente comune. Noi eletti ad essere parte dell'opera divina, noi dannati a pensare agl'altri prima che a noi, a star male per il bene altrui. La gente a volte ci apprezza, a volte pensa solo che siamo impiccioni... Non ci apprezzano e ci trattano male. A volte ci dicono che siamo delle bellissime persone nel momento del bisogno, e quando arriva il periodo di felicità e serenità, ci trattano come gli ultimi degli ultimi. Noi che stiamo male ma anche bene, appagati, per esserci resi utili. Soffriamo e piangiamo ma senza un grido, perchè farebbe male a chi ci è attorno...
 
Finchè pensavo, mi dirigevo al solito parco, dove il sole brillava di luce abbagliante, ma qualche nube addombrava il mio passaggio. Decisi di mangiare fuori quel giorno.
Andai a un piccolo fast food, dove presi il solito: patatine grandi, coca-cola media.
Ovviamente, alle 12.23 e in piena estate, la città è deserta, e nessuno va a mangiare in un posto così mediocre e in maniera così frettolosa proprio della stagione dove tutto sembra terribilmente infinito.
 
Il tempo volò tra i miei pensieri, e mi ritrovai un ragazzo vestito di rosso con una scopa in mano davanti: "Stiamo chiudendo... Pausa pomeridiana signore, se non le dispiace...". Sulla maglia aveva scritto "La cortesia è il nostro mestiere". E dire che non sembrava.
 
Uscii e guardai l'orologio: 16.12. Ero stato quattro ore a un tavolo senza accorgermene. Impressionante.
 
Mi diressi verso il posto dove si tenevano le nostre riunioni. Un parcheggio...
 
"Ehy, sei li dentro? Rispondi!"
 
Mi girai. Da dove veniva questa voce? Non c'era nessuno... Deserto... Il caldo mi faceva vaneggiare..
 
Arrivarono tutti pian piano... Mancavano solo quelli della sera prima, ma si inizia lo stesso a discutere. Chi era, da dove veniva, chi lo conosceva, perchè è successo. Soliti discorsi di quando uno di noi ci lascia, per unirsi al mondo della gente Comune.
Mi avvicinai a una ragazza che lo conosceva. Era in lacrime, si chiamava Lara.
"Aveva problemi... Con i suoi... Gli amici... Tutto" sbiascicava singhiozzando
"Ma nessuno ha provato ad aiutarlo?"
"No! Si è ritrovato solo e... ci ha lasciato..."
 
Sentii tre colpi nella testa, come delle sassate. Caddi.
 
"Ci sei, ehy ci sei?"
 
Aprii gli occhi e vidi un ragazzo con i capelli bianchi e gli occhi neri... Offuscato... Mi toccai la testa... Le mie mani... sangue...
 
 
 
La vista si spanna.... Ed eccomi qui... Seduto sul pavimento e la schiena contro il muro di camera mia...C'è buio, ma riesco comunque a vedere la mia mano ricoperta di sangue... Nell'altra tengo una lama... Tagli lungo tutte le braccia... La lametta del temperino fa perdere sangue ma non va troppo a fondo... Ho le braccia sporche della mia stessa linfa rossa che gocciola sul pavimento macchiandolo. Questo si che è un problema. Ho un feroce mal di testa. Ogni volta che mio padre bussa alla porta e mi chiama mi distrugge. Mi ha già fatto uscire dal mio mondo di pensieri... Che cazzo vuole?
 
"Che c'è?"
"Tutto bene li dentro? Perchè non rispondi? Giù è pronta la cena, scendi!"
"Mpf...Arrivo. Si tutto bene"
 
L'ho sentito che hai provato ad entrare girando la maniglia, vecchio, ma la porta è chiusa a chiave... Se mi scoprono i miei mentre faccio queste cose, sono fottuto.
Ormai i miei vestiti sono totalemente macchiati. La lama continua però a scorrere dove già ci sono ferite, tagliandole perpendicolarmente. "Ancora uno e poi smetto" mi ripeto, ma il piacere è troppo forte. Continuo, continuo e continuo. Altri tre tagli. Ora però è meglio scendere o si insospettiranno. Le braccia sono rosse, e la lama totalmente ricoperta di sangue. Cammino a fatica, la testa batte troppo di dolore.La luce fuori dalla mia stanza mi abbaglia per un attimo. Vado in bagno e mi guardo allo specchio.
I miei occhi azzurri hanno le pupille dilatate. I capelli neri e arruffati, coprono parte del viso. Le mie braccia sono due lembi di carne rossa, che non riesco più a muovere. Piene di ciccatrici, le lavo alla meglio sotto l'acqua fredda. Altro dolore. Sofferenza pura, che però genera piacere, mi distoglie dai pensieri, quando non sono loro ad avere il soppravvento su di me. La mia maglia è veramente sporca. Peccato, una delle mie preferite.
Torno in camera, infilo un maglione nero a maniche lunghe. Copro i tagli. "A dopo amica mia...",sussurro mentre ripongo la lama in un cassetto e giro la chiave per tenerla al sicuro da sguardi indiscreti.
Apro la porta di camera mia e scendo in cucina.
August 02

Il 2 alle 2 - Il Giullare - Il Gigante e l'Omino

Scrivo il 2 alle 2 perchè non ho niente da fare
Scrivo il 2 alle 2 perchè non ho voglia di dormire
Scrivo il 2 alle 2, perchè, non mi può andare?
Scrivo il 2 alle 2 perchè c'è qualcosa che voglio dire
 
Scrivo il 2 alle 2 perchè ho sogni che si fanno solo a occhi aperti
Scrivo il 2 alle 2 perchè sento il bisogno di buttare 2 righe
Scrivo il 2 alle 2 perchè tra queste frasi devi perderti
Scrivo il 2 alle 2 perchè è bello, come smarrirsi in un campo di spighe
 
Scrivo il 2 alle 2 perchè mi sembra una strana ironia
Scrivo il 2 alle 2 perchè sto giocando, e mi sento un re
Scrivo il 2 alle 2 perchè provo quel tocco di malinconia
 
Scrivo il 2 alle 2 perchè la mia follia la possa leggere anche te
Scrivo il 2 alle 2 perchè sto bene, il mondo con me è in sintonia
Scrivo il 2 alle 2 e, ridendo, mi accorgo che sono le tre
 
 
Sono pervaso dalla voglia di giocare
Con caratteri che sono realmente digitali
In una poesia un po' irregolare
Serve anche per tener distanti i mali
 
Ridere, gente, ecco il Giullare
Sarò breve, sarò conciso
La vostra attenzione saprò attirare
Spero creerò anche qualche sorriso
 
Se vi sembro degno applauditemi!
Se vi sembro stupido ignoratemi!
E se vi sembro antipatico schernitemi!
 
Tanto ho l'antidoto per i vostri anatemi
E se tonti, non mi credete, provatemi!
Sono ottimo! Contro tutti i verbali veleni
 
 
Ora arrivano le rime cattive
Quelle che ti fan diventar come bile
Non risparmio e non sono gentile
Mi esprimerò senza sleng giovanile
Questo spazio è pubblico, non chiamatemi vile
Chiunque lo vuole, può stare a sentire
La mia pazienza è un crine sottile
A cui è legata la parola "Ferire"
Non ho paura di fare soffrire
Con questa mia penna ti posso atterrire
Non conosce distinzione di razza o di stile
Se scatta la scintilla poi sono pire
Ora che ho dichiarato le mie lunghe mire
Posso partire e cominciare colpire
...
Iniziamo
...
Tutto nasce in un paesino
Sorge poco lontano da dove vivo
Mi ha portato l'amore, e infatti scrivo
Che non tutti sono nel mio mirino
Ma sono solo due, una gigante e un omino
La prima prepotente, il secondo piccolino
Ma entrambi meritano del mio disprezzo un goccino
La prima per il suo essere tiranno
Per il voler provocar dolore e danno
Perchè mi hai ridotto in affanno
Ho faticato ma ora se voglio ti scanno
Perchè il coltello ti è un po' scappato di mano
Il secondo fa rima con la precedente strofa
E questo, sa essere viscido come un scrofa
Simpatico, socievole, nulla in contrario
Se non fosse che come lealtà è un mercenario
L'attenzione al denaro ricorda l'Erario
E i metri della lingua sono un centinaio
Queste due persone mi fanno arrabbiare
Accetto chiunque, ma non si possono osare
Di far cattiverie, alle spalle parlare
Incredibile davvero, non si può perdonare
Un comportamento simile lo si deve denigrare
Capite teste cave? Da dirvene ne avrei un mare
Colpisco basso se voglio, non consiglio di provare
Domani sera voglio proprio ascoltare e guardare
Se succede di nuovo, comincio a urlare
Per ora sul vostro aspetto mi sono risparmiato
Non è mai giusto colpire sul delicato
In passato su questo, l'ammetto, ho sbagliato
Ma non fate in modo che ci sia ricascato
Non leggerete mai questo testo sconsacrato
Non frequentate mai questo posto incantato
Peccato, qualcosa avreste imparato
Già troppo tempo a scrivere di voi ho buttato
Ma sono generoso e qualcos'altro vi ho dedicato
Qualche rima di un mito da un mito da me venerato
Space One, questo è hip-hop, e stai ad ascoltarlo:
 
Al gigante:
"ci vediamo anche subito sai che son capace di tutto
ti conviene che mi molli o faccio brutto
hai banfato così tanto ora stai muto
io ti rispedisco a calci in culo da dove cazzo sei venuto
muto non fiatare ne ho abbastanza
troppe arie che ti dai e m'hai gonfiato già la minkia
...
in una mossa è scacco matto e resti sotto
perchè non parlo a farmi grosso io grosso già lo sono
e se m'incazzo vedo rosso e son dolori veri uomo
t'ho avvisato di star zitto tu imperterrito a gonfiarti
così pieno di te stesso che l'impregna di svuotarti"
 
All'omino:
"Poi parli alle spalle perchè senza palle
Ti odio a pelle
Da quanto sei molle
Bello fai cader mascelle
(Hai un problema?)
Attento che ti stendo come i panni sul terrazzo
del palazzo, nemici, quali amici, amici un cazzo"
 
A entrambi:
"Ci vediamo presto
sai dove trovarmi per problemi da risolvere
cenere alla cenere polvere alla polvere
presto tutti i nodi vengono al pettine
uso colpi bassi non ho niente da perdere

ci vediamo presto guardati le spalle
soprattutto quelle tieniti le palle
quando ci incontriamo ne vediamo delle belle"


è abbastanza raro che io metta sul mio blog pezzi di canzoni di altri artisti. In questo caso, non ho trovato parole migliori! Vi consiglio ovviamente di ascoltare la canzone di "Ci vediamo presto" e "Amici un cazzo". Ne valgono la pena, ma sono solo per orecchi da intenditori ;-)
 
Nessuno me ne voglia a male per quanto ho scritto, anche se chi me ne vorrebbe per questa opera (riferendomi alla parte "Centrale") probabilmente non saprà mai di ciò. Quasi tutti i miei lettori sanno che è solo il mio modo per dire le cose, quando queste non vanno, e poi ho visto che facendo così le cose migliorano drasticamente.
 
Love & Peace a tutti, senza rancori. Anche per gli infami, perchè la mamma degli idioti è sempre incinta.
 
Bye Bye
 


July 09

Pausa - Con questo starò meglio

Sta vita mi va stretta
Inutile pensarci
Ma sto con gente gretta
Non riesco a non odiarci
Vivo col rancore
E rabbia inespressa
Solo il tuo odore
Mi evoca amarezza
 
Conosco della gente
Così tanto smonata
Che lo sport basta che lo sente
Ed è già affaticata

Conosco della gente
Ma così superficiale
Che non mi avverte
Il mio stato d'animo che scende
 
Ma io mi chiedo a questo mondo
Se sia possibile uscirne un secondo
Superare il mio io contorto
Perchè non faccio spesso torto
E se a scrivere ste cose devo sentirmi un mostro
Scapperei alle hawaii per aprirmi un chiosco
Almeno non mi sentirei più fuori posto
 
C'ho bisogno di cambiare, e questo l'ho capito
Ecco perchè mi ritrovo a sperare, con la testa nel cuscino
Che si può ancora plasmare, la mia vita con un rito
Ti ho fatto pensare, faccendoti leggere 'sto sito?
June 30

Capitolo 2 - Notte

Mi svegliai di soprassalto. Il sudore mi grondava sulla fronte. L'orologio digitale vicino al mio letto segnava le 3 e 36. Avevo appena fatto un incubo, ma già non mi ricordavo più quale fosse. Provai a riprendere sonno ma non ci riuscii. La finestra da cui filtrava la poca luce lunare, non faceva circolare l'aria necessaria a farmi addormentare. Che agonia quando non si riesce a dormire... Preferisco l'inverno. Se c'è freddo puoi continuare a ricoprirti di coperte fino a raggiungere la temperatura adeguata. Col caldo puoi fare ben poco. Più aumenta e meno sono le soluzioni per farlo abbassare.
Andai brancolando in cucina, provando a far piano per non svegliare nessuno. Aprii il frigo, versai in un bicchiere del thè freddo al limone, e mi accomodai sul terrazzo.
Ah che bello! Quante volte c'ero stato, ad assaporare l'aria notturna, al chiarore di qualche lampione, osservando i passanti (pochi, per la verità),annusando quella brezza leggera leggera che si leva ogni tanto, ma non troppo, che filtrando attraverso gli alberi davanti al mio palazzo, emanava quell'odore silvano che tanto mi piaceva.
Mi ronzava in testa una canzone...
 
"solamente un'altra notte ad occhi aperti
dimmi che daresti adesso pur di addormentarti"
 
Fissavo il cielo. Non c'era la mia amata luna. Quanto la amavo. Però brillava qualche stella, e io le guardavo, speranzoso. E cominciavo a capire perchè ero lì.
 
"questa notte il buio sa parlare
e mai come stanotte il tempo va al rallentatore."

Fissavo per un po' ogni stella, le scrutavo, quasi analizzavo ogni luccicichio. Ancora, ancora, ancora. Sorseggiavo il thè. Avevo paura. E succedeva. Una si faceva fioca, e a me si inumidivano gli occhi.
 
"stavolta niente è come l'aspetti
nel buio tu cammini con me, come gli spettri."
 
Stupida canzone, via dalla mia testa, ho altro a cui pensare! Continuavo a portarmi il bicchiere alle labbra nonostante il thè fosse ormai finito da un pezzo. La stella brillava sempre meno. Si spense.
 
"No, no, no!" Urlavo nella mia testa. Era successo. Ancora. Mi mossi rapidamente e in modo silenzioso per non svegliare nessuno, come il vento prova, la notte, a spostarsi senza produrre sospiro, per non disturbare nessuno. Mi vestii, infilai le mie scarpe da ginnastica nere e argento e andai in strada. L'asfalto scorreva rapido sotto i miei piedi. Non poteva essere successo ancora. Chi ancora camminava per strada mi fissava, incuriosito dal mio andare veloce.
 
Sinistra, destra, sinistra, sinistra, dritto.... Arrivai sul posto. Era a poche vie di distanza. Una piccola piazzola di parcheggio per le auto, il più delle volte deserta. Loro erano già lì. Li riconobbi perchè vidi i capelli argentei di Nephi. Che nome strano aveva, probabilmetne di origine orientale. Non ci aveva mai voluto dire le sue origini. Aveva la nostra età.
 
"Allora?" Chiesi.
"Allora niente... è successo ancora, se sei qui, già lo sai" rispose lui.
"Si sa chi fosse?"
"Non ne abbiamo ancora idea, ma pare qualcuno lo conoscesse" disse Sara, una ragazza alta come me, capelli corvini come me... Non fosse per gli occhi verdi, avremmo lineamenti molto simili "Pare che abitasse là" indicando una casa oltre i Giardini delle Fontane, a ridosso del nostro punto di ritrovo.
"Capisco. Spero non sia nulla di..." venni interrotto da Nephi "Basta parlare, stiamo attirando troppo l'attenzione, ora qua non possiamo più fare nulla. Torniamo tutti a casa, domani ci riaggiorneremo alla luce del sole, così da non dare nell'occhio". Mi stava guardando con i suoi occhi neri come la pece. Eravamo proprio l'opposto esteticamente.
Si levò un mormorio di assenso dal resto del gruppetto. Eravamo 6, forse 7. Cominciammo a sfollare. Effettivamente alcuni ragazzi sulle panchine avevano cominciato ad osservarci, e bisbigliavano cose prevedibili. Vedere un gruppo di ragazzi che si riuniscono all'improvviso nello stesso punto alle 4 di notte... Prevedibile.
 
Tornai a casa di corsa. Feci piano nell'entrare. Nessuno si era accorto della mia assenza, dormivano ancora tutti. Dopo essermi rimesso gli abiti da notte, tornai a letto.
 
"luci spente puntualmente
aspetti il sonno inutilmente mentre fuori la città è avvolta
nell'ombra"
 
Ricordo che quella sera non chiusi occhio per un bel pezzo.
 
Tutti dormivano, quella notte. Tranne me, e il vento.
June 18

Capitolo 1 - Giorno

Aprii gli occhi. Mi sembrava fossero passati solo pochi minuti, quando in realtà avevo dormito per ore. La pallida luce delle 10.32 filtrava nella stanza. Il morbido cuscino mi invitava a restare anche 10 minuti, ma sapevo che se cedevo a tale tentazione, sarebbero diventate 2 ore. Mi alzai per provare a rendermi "produttivo".
Guardando un po' in giro per caso, mi accorsi presto che ero solo. Tanto meglio, si può fare quel che si vuole, senza essere disturbati.
Presi dei biscottini dalla cucina, mi diressi verso il computer, dove passavo buona parte delle mie mattinate. Avevo voglia di scrivere, e aperto Word, buttai giù qualche riga.

"Geloso dell'acqua che ti può accarezzare
Invidioso del vento che sfiora la tua pelle
Perchè mentre io sono qui, a sognare
Loro di te, hanno le cose più belle
 
Geloso del sole che ti bacia
Invidioso della sabbia che ti tocca
La mia mente non ti scaccia
Non ci riesce, vuole la tua bocca
 
Finchè questo tempo trascorre
Io perdo dei momenti con te
Sei tutto ciò che mi occorre
 
Sei lontana, distante da me
E se non avessi chi ti soccorre?
La mia testa è piena di ma e di se"
 
Salvai questi versi nei Documenti. "Estate - Poesia - 18/06/08".
Fuori il sole brillava. Non come dovrebbe in questa stagione, ma non era male comunque. Presi i primi vestiti dal cassetto, e indossati, uscii di casa. Avevo voglia di farmi un giro, di pensare. Come avrei potuto spendere questi 3 mesi? Come?
I miei occhi azzurri ricaddero su un gelataio. Decisi di entrare. Andai al bancone e, ordinato il gelato, andai a sedermi. C'era poca gente tutto sommato, e per lo più erano anziani che discutevano dei "grandi problemi" della società. Uscii. C'era troppo bel tempo per tornarse a casa.
Decisi allora di fare un salto ai giardini della parrochia.
Le due fontane spruzzavano acqua azzurra, limpida. I cani abbaiavano e scodinzolavano nel loro recinto, i bambini giocavano a palla e qualche ragazzo passava in bicicletta, facendo lo slaloom tra le persone. Era proprio una bella giornata.
Tornai a casa, e passai tutto il pomeriggio a giocare alla PlayStation, a pensare al mio amore lontano, e alla sera, che avrei trascorso piacevolmente sul terrazzo davanti a un bel bicchiere di Thè freddo al limone.
June 14

Prologo

La notte era buia, ma il freddo bagliore di un lampione rischiarava il suo volto, coperto dal cappuccio. Mentre la fissava, non riusciva a pensare a nulla. Il ruscello alle loro spalle scrosciava, accarezzando vigorosamente le piante che si accingevano ad intingere i loro rameggi nell'acqua. La dolce brezza notturna portava sollieva, in quella calda notte di inizio estate. Le strade erano per lo più deserte, e tuonava nell'aria uno strano silenzio. Le stelle, in cielo, erano precluse nube che prepotentemente si affacciava in cielo, senza però riuscire a fermare il chiarore lunare. Luna. Il suo amore infinito. Quante notti spese a guardarla, a pensarla, e le promesse fatte a lei. Adorava la sua luce, pallida e intensa, chiara e inesauribile.
 
I due stavano lì, in quel paesaggio quasi surreale, attorniati da un atmosfera strana, indecifrabile. In primo piano, i loro sospiri. Si tenevano le mani. Da lontano non si capiva di cosa parlavano, li guardavo senza capire cosa avvenisse. La ragazza piangeva, ma cercava di non farlo. Lo capii solo dai suoi singhiozzi appoggiata al petto di lui. Se ne andarono.
 
Rimasi li, a pensare, a riflettere. Mi guardavo in giro e nella testa mi frullavano moltissimi pensieri, i più dei quali ricacciavo nel buio della mia mente. Mi ero dimenticato perchè ero lì, in una strada deserta, su quell'asfalto bagnato. Avevo solo voglia di sfogarmi un po'. Che giornata che avevo avuto, durissima. Mi ricordo che arrivato a sera, mi ero ripetuto in testa "Adesso basta", e proprio allora i problemi erano ricominciati. Qual'era per me il miglior modo di sfogarmi? Ballare.
 
Nella mia testa era partito un Beat favoloso, come resistere. Lo feci. Cominciai a ballare in mezzo alla strada, e dopo cinque minuti stavo da Dio. Fantastico. Un po' sudato, ma stavo bene. Era ora di tornare a casa. I miei capelli corvini furono coperti da un cappuccio altrettanto nero. Odio essere fissato dalla gente, e se ciò avviene, preferisco non saperlo.
 
L'odore di cemento umido mi accompagnò per tutto il viaggio, fino al mio condominio. Tetri grattacieli altissimi avevano ormai sovrastato il mio quartiere. Questo era molto triste. Per fortuna ci pensava qualche Writer a colorare quei grigi muri. Salii in casa, entrai, mi buttai sul letto, e lasciai che il cuscino, mi amico fidato, mi consolasse in un giorno così difficile.
June 08

Foto ultimo giorno

Metto qui sotto i link delle foto dell'ultimo giorno di scuola che ho per ora ricevuto. Cliccando su di essi potrete scaricare dei pacchetti contenenti all'incirca 50MB di foto ciascuno. Aggiornerò costantemente la lista, appena mi arriveranno nuove foto.
 
 
 
 
 
 
Ecco, così ho concluso, ci sono tutte! Se ne avete alcune che qui non sono presenti, avvisatemi che le aggiungo.
Buon Download
June 07

Riflessioni pre-estive

Allora, per iniziare volevo dire ai miei lettori che ho toccato le 5000 visite nel blog. Oggi quando mi sono connesso ho trovato 80 visite giornaliere, e non so nemmeno perchè. Comunque grazie, perchè era una meta che mi ero prefissato. Chi farà la 10'000esima, avrà una t-shirt in omaggio ^^
 
Poi, per seconda cosa oggi è finita la scuola. Che peccato, un altro mese forse me lo sarei fatto, più che altro per i compagni e i progetti extra-scolastici. Ora dovremo aspettare con ansia i voti e decidere il nostro futuro per quest'estate. Oggi abbiamo fatto una marea di foto, appena possibile le metterò sul blog e, ancora meglio, open source nella zona di condivisione. Appena ciò avverrà, lo noterete ^^
 
E niente, volevo solo spendere due parole su questo. Presto mi farò i capelli neri (spero), però non ci saranno i riflessi blu. Al massimo mi faro delle extantion blu. Che dite? Andrà bene? ;-)
 
Baci a tutti e buon inizio estate.
Byeee
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